venerdì, 16 maggio 2008, ore 17:44

Sia la Svizzera che l'Austria hanno stipulato contratti miliardari (in euro) per la fornitura di gas iraniano.

Entrambi hanno praticamente  "disubbidito" ai diktat statunitenzi e, guarda un po', la fantomatica organizzazione Al- Qaeda li minaccia entrambi di terrorismo, anzi minacciano addirittura gli europei di calcio che si svolgeranno nei due paesi.

I più accaniti accusatori, specialmente nei confronti della Svizzera, sono i neocon americani e la Anti Diffamation Ligue (ADL) , ora si accoda, come da copione e puntuale come un orologio svizzero (permettetemi la similitudine) dopo quel fatidico 11 settembre 2001, anche AL-Qaeda (o AL- Qaida fa lo stesso).

Insomma, qui se non si fa quello che dice la finanza anglo-sassone (a cui una certa finanza araba è indubbiamente legata) sono a rischio sia le olimpiadi in Cina (causa Tbet) sia gli europei di calcio in Svizzera ed Austria (causa gas iraniano).

Tanto per far capire che non si scherza, proprio oggi l'autovettura del corpo diplomatico iraniano è stata assaltata in Iraq (solo feriti, poichè l'azione è parzialmente fallita), naturalmente nessuno da noi parlerà di attacco terroristico.

Geopardy

EURO 2008: al Qaida minaccia attentati durante campionati

 

BERNA - Al Qaida minaccia i campionati europei di calcio, in programma fra poche settimane in Svizzera e Austria: "trasformeremo i due paesi più sicuri d'Europa in un inferno, come l'Iraq o l'Afghanistan", si legge su siti internet islamisti. Avvertimenti che vengono presi sul serio dalle autorità: "EURO 2008 è effettivamente un bersaglio evocato dalla rete terroristica", afferma Jürg Bühler, dirigente del Servizio di analisi e prevenzione presso l'Ufficio federale di polizia, in un'intervista pubblicata oggi da "La Liberté".

"Stiamo seguendo la situazione molto da vicino. Su internet vi sono accenni riguardo ad attentati durante la manifestazione calcistica, analogamente a quanto successo nel 2006 durante i campionati del mondo in Germania", spiega il funzionario al quotidiano friburghese. "Allora erano stati anche pianificati atti terroristici contro i treni. Ma gli islamisti hanno rinunciato, considerando che le misure di sicurezze fossero talmente elevate che gli attentati non avevano chances di successo". Secondo Bühler, la Svizzera si sta preparando a tutte le eventualità, collaborando anche con persone molto esperte in ambito internazionale. "A nostro parere questo dovrebbe avere un effetto dissuasivo", ha aggiunto.

Intanto però - si legge nell'inchiesta della "Liberté" - sui forum online fioccano gli appelli agli attentati. "L'ora è suonata per i combattenti della fede: essi devono fare sentire la loro voce", è l'esortazione di uno dei messaggi. Quale grande evento, analogamente ai giochi olimpici, l'EURO 2008 è considerato una piattaforma privilegiata per seminare il terrore, tantopiù che per seguire i 31 incontri in programma fra il 7 e il 29 giugno saranno presenti 2500 giornalisti. Al Qaida avrebbe però anche conti in sospeso specificatamente con la Svizzera e con l'Austria. Al primo paese viene rimproverata l'islamofobia: il lancio dell'iniziativa sui minareti non è passata inosservata su Al Jazeera e sugli altri media arabi, scrive il quotidiano friburghese.

L'Austria è invece presente in Afghanistan con 4-5 ufficiali in seno allo stato magggiore della forza internazionale schierata dalla Nato e ha il problema dei due turisti, Andrea Kloiber e Wolfgang Ebner, catturati da "Al Qaida per il Maghreb islamico" il 22 febbraio in Tunisia. Sono in corso trattative non ufficiali per la loro liberazione: fonti di sicurezza europee anonime citate dalla "Liberté" sostengono che in questo periodo vengono esercitate pressioni su Vienna affinché risolva al più presto la questione. Anche perché incombe la minaccia di un enorme disastro d'immagine: i terroristi potrebbero giustiziare i loro ostaggi proprio durante l'EURO 2008, una minaccia che preoccupa la UEFA. La vicenda tiene sulle spine anche la Polizia federale. "Si tratta di un rischio che ci preoccupa molto a pochi giorni dal fischio d'inizio delle competizioni", afferma Bühler. Se gli austriaci "risolvessero questo problema, che è prioritario, il nostro dispositivo di sicurezza ne uscirebbe rafforzato". Secondo il funzionario comunque gli islamisti implicati nel rapimento non sono direttamente in contatto con le cellule europee di al Qaida.

 

SDA-ATS

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categoria : gas

martedì, 06 maggio 2008, ore 12:43

La situazione in Iraq si complica ulteriormente per gli Usa, i cui mass-media incolpano solo l'Iran (il fantomatico Al-Qaeda dicono che è prossimo alla sconfitta) per la situazione di guerriglia risorgente.

L'Iran dal canto suo sostiene ufficialmente il disarmo delle milizie, ma sconsigliano gli Usa, che della violenza militare hanno fatto la base per ogni trattativa, di proseguire negli attacchi alla guerriglia.

Quello che più mi insospettisce è che gli altri paesi del golfo e non, confinanti con l'Iraq, non vengano mai menzionati, si sa solo ed in sordina ormai, che la Turchia sta conducendo una guerra contro il Pkk nel nord del paese (zona curda).

La Giordania, il Kwait (l'ex nemico di Saddam), gli Emirati Arabi, l'Oman, il Quatar (dove c'è il comando americano), il Bahrein, l'Arabia Saudita, l'Oman, lo Yemen e la Siria (non escludendo tutti gli altri che non confinano, ma serebbero, comunque, interessati al controllo delle risorse irachene oppure ad impedirlo agli Usa), cosa staranno facendo che non si sentono mai?

Geopardy

 

 

Iraq: Iran sostiene il disarmo delle milizie irachene    
Sample ImageTEHRAN - L'Iran sostiene "gli sforzi del governo iracheno per disarmare le milizie armate, ma gli consigliamo di evitare l'uso della forza" ha dichiarato ieri un rappresentante iraniano. "La posizione ufficiale della Repubblica islamica è quello di sostenere il governo legale iracheno", ha aggiunto il funzionario, "e in quest'ottica faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza nel paese." Stando all'Isna, gli Stati Uniti accusano l'Iran di fomentare i disordini in Iraq, ma Teheran smentisce categoricamente, e afferma che le violenze siano unicamente riconducibili all'occupazione americana. Qualche giorno fa una delegazione del governo iracheno si è recata nel vicino Iran per discutere della sicurezza sul loro territorio. La delegazione ha "avuto dei costruttivi scambi di idee con un certo numero di rappresentanti iraniani, i quali hanno ribadito il sostegno della Repubblica islamica al governo di Baghdad nel suo sforzo di ristabilire la sicurezza e di combattere tutti i fuorilegge" ha dichiarato sabato il vice-presidente del parlamento iracheno Khaled Al Attiya.

Irib
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categoria : iraq

venerdì, 25 aprile 2008, ore 02:22

Evidentemente non esistono solo le "esigenze" statunitensi nel mondo.

Fino a 10 anni fa una posizione così decisa dell'India (bisognerà vedere se sarà confermata) sarebbe stata probabilmente impensabile, ma questo è il sintomo che gli equilibri del mondo stanno realmente cambiando.

Bisognerà saper cogliere le occasioni future altrimenti rischieremo l'esclusione dai grandi affari dell'Asia.

Meditate dirigenti della nostra nazione e della nostra Europa, la terra sotto i piedi non è più la stessa di 10 o 20 anni fa, gigantesche potenze stanno nascendo dal continente più popoloso del pianeta terra.

Vedremo se il dopo-Bush porterà anche un cambio di strategia degli Usa, ma, comunque, saranno sempre in vantaggio nelle eventuali trattative rispetto alla timida Europa.

Insisto sempre lì, ma così a me pare.

Geopardy

India: no ad intromissioni Usa negli affari con Iran    

Sample ImageNOUVADELHI - Il portavoce del governo indiano ha confermato ieri la notizia della prossima visita del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad in India ricordando che i due Paesi sono capaci di autodirigere tutti gli aspetti delle proprie relazioni. Il portavoce ha inoltre riferito della convinzione delle due parti che solo i negoziati e la cooperazione porterebbero alla pace e tranquillità e che Tehran e Delhi non hanno bisogno dell'interferenza di Paese terzo. Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo che il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Tom Casey ignorando le convenzioni diplomatiche aveva chiesto alla Nuova Delhi di persuadere le autorità iraniane a fermare alcune sue attività che Washington definisce inadeguate. Secondo quanto riportato nella stampa iraniana e indiana il prossimo 29 aprile il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad discuterà con le autorità indiane delle relazioni bilaterali e in particolare del progetto di 'Gasdotto di Pace'. Intanto il quotidiano 'Times of India' ha scritto che la Casa Bianca preme su Nuova Delhi per invitare il presidente iraniano a fermare il processo dell'arricchimento dell'uranio. Ma le ingerenze statunitensi non si limitano a questo, perchè Washington ha ammonito la Nuova Delhi che il futuro delle loro collaborazioni nucleari dipende dalla sua rinuncia alla partecipazione del progetto di 'Gasdotto di Pace'. In questi giorni si stanno studiando le ultime fasi della realizzazione del progetto di gasdotto da 7 miliardi di dollari che collegherebbe Iran, Pakistan e India. Nel 1994 si era arrivato ad un accorso preliminare a riguardo ma il proseguimento delle tensioni tra Islamabad e Nuova Delhi rimandò la sua realizzazione. Ed ora gli Stati Uniti hanno messo sotto torchio il presidente indiano Manmohan Singh perchè rinunci a questo progetto e dia il via libera all'importazione di gas naturale da Turkmenistan attraverso Afghanistan e Pakistan. A quanto pare però le autorità indiane sono determinate a portare avanti entrambi i progetti, perchè ritengono che l'Afghanistan non sia tanto sicuro e che non vale la pena di fare a meno ad un piano più sicuro come quello di Gasdotto di Pace.

Fonte irib italia

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categoria : economia, iran

mercoledì, 23 aprile 2008, ore 10:40

Scusate, ma Israele non avrebbe un arsenale atomico che è il quarto al mondo?

Che bisogno hanno gli Usa di usare le atomiche contro l'Iran se questi attaccasse Israele?

Lo potrebbero fare direttamente gli israeliani.

La questione è strana, o siamo di fronte a sparate puramente elttorali oppure l'ipotetico arsenale nucleare israeliano altro non è che un distaccamento di atomiche Usa all'estero (sempre ammesso che queste armi siano realmente lì).

L'ultima ipotesi è un po' di tempo che mi campeggia in mente e se così fosse, la mia opinione (supportata da non poche prove storiche), che Israele sia una creazione  dell'occidente per avere un avamposto mediorientale, ne uscirebbe senz'altro rafforzata.

Geopardy

Clinton dice che Usa potrebbero "annientare completamente" Iran
martedì, 22 aprile 2008 5.55 148
 

di David Morgan

WASHINGTON (Reuters) - La candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton oggi ha avvertito Teheran che, se verrà eletta alla presidenza, gli Stati Uniti potrebbero "annientare completamente" l'Iran per rappresaglia per un eventuale attacco nucleare contro Israele.

Nel giorno cruciale per il confronto con l'altro candidato democratico, Barack Obama, la senatrice di New York ha detto di voler chiarire a Teheran di essere pronta ad agire da presidente nella speranza che questo avvertimento funzioni da deterrente di fronte all'ipotesi di un attacco nucleare iraniano contro lo Stato ebraico.

"Voglio che gli iraniani sappiano che se sarò presidente, attaccheremo l'Iran (se attacca Israele)", ha detto Clinton in un'intervista a "Good Morning America" della Abc.

"Nei prossimi dieci anni, durante i quali potrebbero follemente considerare di sferrare un attacco contro Israele, saremmo in grado di annientarli completamente", ha aggiunto.

"E' una cosa terribile da dire ma le persone che gestiscono l'Iran devono capirlo perché questo forse li tratterrà dal fare qualcosa che sarebbe imprudente, folle e tragico", ha spiegato Clinton.

Le sue parole sono apparse più dure di una settimana fa, quando durante un dibattito presidenziale promise "una massiccia rappresaglia" contro eventuali attacchi iraniani a Israele.

Obama ha definito mera retorica le parole della rivale: "Una delle cose che abbiamo visto negli ultimi anni è un mucchio di parole come 'annientare'... Non produce buoni risultati", ha detto il senatore dell'Illinois in un'altra intervista alla Abc.

Dal canto suo Obama ha detto che lui risponderebbe "con forza e rapidamente" a un attacco iraniano contro Israele o un qualunque altro alleato degli americani, sia convenzionale che nucleare.



© Reuters 2008. Tutti i diritti assegna a Reuters.

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categoria : guerra

sabato, 19 aprile 2008, ore 14:04

Notizia non confortante per i cittadini medi, secondo Amhadinejad il prezzo del petrolio non è ancora adeguato al valore strategico che il bene ha e dovrebbe levitare ulteriormente, non si sa di quanto, però.

Debbo dire che ciò è in pieno accordo con il mondo della finanza speculativa, dato che la stessa proposta venne fatta ad una riunione dei bilderberg di qualche anno fa da parte del delegato anglo-americano e la giustificazione era il proseguimento della speculazione finaziaria.

La cosa, per quanto da parte nostra si è riusciti a sepere, non trovò accordo con i rappresentanti europei del Bilderberg, quindi non si sa se, poi, in sede più segreta non sia stata discussa.

Vero anche il fatto che i produttori di pertolio hanno sempre sostenuto da molti anni, che valeva molto di più l'acqua sul mercato globale del petrolio (vero), quindi è difficile affermare se Amhadinejad segua la proposta anglo-americana sopra citata oppure  aderisca alle considerazioni del paesi produttori, fatto sta che sembra si opponga ad una proposta dell' OPEC di aumentare la produzione per diminuire il prezzo del petrolio.

Potrebbe rientrare in una strategia più ampia volta a colpire il cosiddetto occidente (magari in accordo segreto con la Russia) per le sansioni applicate in sede ONU nei confronti dell'Iran, così da comportare un rallentamenro ulteriore dell'economia mondiale, difficile dirlo in un mondo complesso e fortemente speculativo.

Una cosa è certa, siamo sempre noi a pagare di tasca nostra i loro giochi.

La situazione nei paesi del terzo mondo e del quarto mondo è ben più drammatica, se considerate che oltre al rialzo del petrolio, il quale va ad incidere sicuramente sul generale rialzo dei prezzi, c'è anche il gravissimo fatto dell'acquisto da parte Usa di oltre metà delle scorte di riso mondiali, il quale, essendo il nutrimento principale per i tre quarti del pianeta, ha comportato un ulteriore rialzo del costo della vita in quei paesi, che tradotto in pratica significa enormi difficoltà per la maggior parte di quelle popolazioni e fame vera per il restante numero.

Che bel mondo, viva la globalizzazione della finanza!

Se ne arrivassero, poi,  a milioni da noi nell'illusione di una vita migliore o per salvarsi da morte per fame, vorrei che i vari populisti costruenti le loro fortune politiche su un generico additamento degli immigrati, prendessero in considerazione questi eventi, ma c'è qualcosa che mi induce a pensare che non sarà il comportamento che questi ultimi terranno.

L'unica cosa positiva, sarebbe un conseguenziale rilancio delle energie alternative, pulite e rinnovabili, speriamo almeno che ciò avvenga.

Geopardy

Iran: Ahmadinejad, "Il prezzo del petrolio è troppo basso" PDF Stampa
Sample ImageTEHRAN - Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha affermato che 115 dollari al barile è un prezzo troppo basso per il petrolio. "È una quota ingannevole, il petrolio è un bene strategico e deve trovare il suo vero valore", ha dichiarato Ahmadinejad, citato dai media iraniani. Le parole di Ahmadinejad arrivano all'indomani del nuovo record di tutti i tempi toccato dal petrolio a New York, quota 117 dollari. Mercoledì il ministro del Petrolio iraniano, Gholam Hossein Nozari, aveva respinto gli inviti dei maggiori Paesi importatori di greggio perché l'Opec intervenisse per una riduzione del prezzo al barile. Intanto il petrolio archivia l'ennesimo record e, dopo aver chiuso sui massimi a New York (116,59 dollari), brucia nella contrattazioni after-hours anche quota 117 dollari al barile, segnando così il nuovo record storico sulla scia delle notizie poco confortanti provenienti dalla Nigeria. Il Mend, principale movimento armato del delta del Niger, ha infatti rivendicato il sabotaggio di un terminale della Shell. "Giovedì 17 aprile il Mend ha sabotato - si legge nel comunicato inviato dal movimento armato alla AFP - un importante oleodotto della compagnia Shell". Il commando ha sottolineato che ci saranno ulteriori attacchi. Dopo un avvio in ribasso al mercato di New York, con le quotazioni che viaggiavano poco sopra i 113 dollari al barile, il greggio ha poi ripreso a correre inanellando una serie di record per poi chiudere con un picco massimo di 116,59 dollari al barile. Al mercato di Londra, il Brent ha raggiunto un massimo record di 113,75 dollari al barile per poi assestarsi attorno a 113,37 dollari. Per gli analisti, dietro la fiammata di ieri c'è l'idea che la frenata dell'economia globale sarà meno decisa e duratura di quanto stimato finora, facendo quindi prevedere una ripresa della domanda energetica. Il segretario all'Energia Usa, Samuel Bodman, ha fatto sapere che Washington continuerà a comprare petrolio per ricostituire le riserve strategiche di petrolio statunitensi anche se i prezzi viaggiano sopra i 100 dollari al barile. Bodman ha anche spiegato ai giornalisti che gli Stati Uniti necessitano di riserve di greggio per 90 giorni, mentre attualmente arrivano al massimo a 56. Naturalmente a giocare un ruolo determinante nell'inarrestabile ascesa dei prezzi dell'oro nero è la speculazione per avere guadagni sicuri in un mercato che continua a fare i conti con gli effetti del collasso dei mutui subprime. E per Alan Greenspan a tenere sotto pressione il mercato sono entrambi i fattori, sia strutturali e sia speculativi. L'ex presidente della Federal Reserveil si è detto certo che "si avrà un'inversione di tendenza", ma che "non si arriverà mai più ai 20 dollari a barile di 10 anni fa". I prezzi sono dunque destinati a rimanere in tensione e degli scenari futuri discuteranno a Roma da domenica prossima i grandi Paesi produttori in occasione dell'Energy Forum. I ministri dell'Energia di Iran, Iraq, Arabia Saudita, Russia e Venezuela, oltre al segretario generale dell'Opec, si troveranno riuniti attorno a uno stesso tavolo per parlare di disponibilità delle risorse energetiche, del nodo degli investimenti infrastrutturali, le ricette per un futuro sostenibile, la sicurezza degli approvvigionamenti e il dialogo tra Paesi produttori e Paesi consumatori.


Fonte irib italia
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categoria : iran, petrolio

sabato, 12 aprile 2008, ore 11:15

Qualsiasi persona, gruppo di persone o entità più complesse, che non debbano mai subire conseguenze per tutta una serie di azioni  scellerate, potrebbero sentirsi autorizzate a comportamenti con crescente livello di pericolosità.

Geopardy

Iran: all'Onu nota di protesta contro le minacce israeliane    
Sample ImageNEW YORK - È stata pubblicata come documento ufficiale delle Nazioni Unite, la lettera di protesta dell'Iran alle affermazioni della scorsa settimana del ministro per le infrastrutture israeliano che aveva minacciato la distruzione dell'Iran. Secondo l'agenzia Irna, nella lettera scritta dall'ambasciatore iraniano all'Onu Mohammad Khozaì si legge: " Il ministro per le infrastrutture del regime israeliano, lo scorso 7 Aprile ha minacciato di distruggere l'Iran violando così palesemente le leggi della carta dell'Onu ". L'ambasciatore iraniano al palazzo di vetro prosegue: "L'indifferenza delle Nazioni Unite dinanzi alle minacce ed ai crimini del regime sionista e l'impunità inverosimile di questo regime, è molto pericolosa in quanto getta le basi per un proseguimento ed un'intensificazione di simili comportamenti". Secondo Khozaì: "Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe condannare le affermazioni del ministro sionista ed invitare il regime di TelAviv a non minacciare i membri delle Nazioni Unite". Negli ultimi due anni, il regime israeliano ha minacciato almeno per 4 volte di distruggere l'Iran ed ogni volta la protesta dell'Iran a simili affermazioni sono state pubblicate come documento ufficiale dell'Onu.

 Fonte irib italia

 

 

GEOPARDY
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categoria : guerra

venerdì, 28 marzo 2008, ore 22:38

Quando ho scelto di partecipare al blog IRAN non l'ho fatto per approvazione ideologica alla "rivoluzione islamica" (questi sono fatti interni e scelte del popolo iraniano, che io rispetto), ma per mettere in evidenza un' ennesima palese  ingiustizia perpetrata dalla leadership mondiale ai danni dell'ennesimo paese, colpevole di non accettare in toto il sistema solo ad essi conveniente, chiamato globalizzazione neoliberista, ideologia che detesto profondamente  e che ritengo foriera delle peggiori sorti per l'umanità intera.

Questo articolo del grande intellettuale americanissimo e, lo specifico per spezzare il fronte dell' anti-semitismo vero e non presunto (molto di moda oggi nell'attribuirsi a chi critica la politica israeliana o sionista), ebreo Chomsky, sta a dimostrare, che i miei timori erano e sono fondati.

Geopardy

 

 PERCHE’ CONTRASTARE L’INSTALLAZIONE DEL SISTEMA DI DIFESA MISSILISTICO USA
Postato il Venerdi 28 Marzo 2008 (9:35) di davide
 
 

Europa NELLA REPUBBLICA CECA

DI NOAM CHOMSKY
Nesanili.cz

L’installazione di un sistema missilistico di difesa nell’Europa dell’Est è una virtuale dichiarazione di guerra

Immaginiamoci la reazione degli Stati Uniti se la Russia, o la Cina, o l’Iran o qualsiasi altra potenza straniera osasse persino pensare di piazzare un sistema missilistico di difesa sul suolo o ai confini dell’America, per non parlare della sua attuazione. In tale inimmaginabile circostanza, una reazione violenta degli USA non sarebbe soltanto quasi certa, ma comprensibile, per motivi chiari e semplici.

Tutti sanno che la cosiddetta difesa missilistica (leggi scudo stellare) è prima di tutto un’arma di offesa. Stimati analisti militari americani la descrivono come
“non un semplice scudo, ma un potenziale trampolino di lancio per azioni di guerra americane”. “Agevolerà di molto l’impiego di forze militari americane all’estero”. “Salvaguardando da possibili rappresaglie il suolo americano, lo scudo stellare garantisce agli Stati Uniti sia la capacità che la volontà di ‘plasmare’ il territorio altrui”. “La difesa missilistica non è veramente intesa alla protezione dell’America, ma uno strumento di dominio globale”. “Lo scudo stellare serve a consolidare il potere dell’America all’estero. Non è per difesa, ma per l’attacco, ed è questo il vero motivo per cui ne abbiamo bisogno”.



Tutte le frasi citate sopra sono state pronunciate da autorevoli e rispettate fonti liberali, che sono a favore dell’impiego del sistema missilistico di difesa e al suo piazzamento ai più remoti angoli del dominio statunitense globale. La logica è chiara e semplice: un sistema funzionante di difesa missilistica informa i potenziali bersagli che “noi vi attaccheremo quando ci pare e piace, e voi non potrete vendicarvi contro di noi, per cui non potete impedirci di farlo”.

Il sistema è “venduto” agli europei come “difesa contro i missili iraniani”, ma anche se l’Iran possedesse armi nucleari e missili ad ampio raggio, le probabilità che ne farebbe uso per attaccare l’Europa sono tanto remote quanto lo è la probabilità che l’Europa sia colpita da un asteroide, per cui se la difesa ne è la ragione, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema di difesa contro gli asteroidi. Se l’Iran dovesse anche solo accennare di avere quel tipo di intenzioni, verrebbe vaporizzato.

Il sistema è certamente inteso per l’Iran, ma per attaccarlo. Fa parte delle crescenti minacce USA contro questo Paese, minacce già di per sé illegali e contrarie alla Carta delle Nazioni Unite, anche se non applicabili a stati “fuorilegge”.

Quando Gorbachev acconsentì alla Germania unita di aderire ad un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, ma lo fece per le ragioni che tutti conosciamo. In cambio il governo USA promise solennemente di non allargare la NATO verso l’Est. La promessa fu violata alcuni anni dopo, destando pochi commenti dall’Ovest, ma aumentando di molto la minaccia di uno scontro militare. La cosiddetta “difesa missilistica” ha accresciuto le probabilità di una nuova guerra. La “difesa” che offre è sintomo premonitore di aggressione nel Medio Oriente, che avrebbe conseguenze incalcolabili, data la minaccia di una guerra nucleare totale.

Più di mezzo secolo fa Bertrand Russell e Albert Einstein fecero uno straordinario appello ai popoli del mondo, avvertendoli di trovarsi di fronte ad una scelta “tetra ed ineluttabile: mettere fine alla razza umana o rinunciare alle guerre”.

Accettando il cosiddetto “sistema missilistico di difesa” la scelta è stata fatta a favore della fine della razza umana, forse addirittura in un futuro non molto distante.

Tratto da una lettera di Noam Chomsky a Jan Tamás.

Fonte: www.nenasili.cz
Link: http://www.nenasili.cz/en/832_noam-chomsky
16.03.2008

Firma la petizione:

www.petice.nenasili.cza

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

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categoria : usa , guerra

lunedì, 17 marzo 2008, ore 15:05

Iran, conservatori vincono le elezioni parlamentari
domenica, 16 marzo 2008 5.01 147

di Zahra Hosseinian

TEHRAN (Reuters) - I conservatori hanno annunciato oggi di avere vinto le elezioni parlamentari in Iran, anche se la nuova legislatura potrebbe dare qualche preoccupazione al presidente Mahmoud Ahmadinejad in vista della sfida per il rinnovo del suo mandato nel 2009.

I riformisti, rivali del presidente conservatore, hanno cercato di capitalizzare sul malcontento generato dalla pesante inflazione, che contraddistingue l'economia del quarto produttore mondiale di petrolio, ma a molti dei nomi più di spicco è stato impedito di partecipare alle elezioni svolte venerdì scorso.

Al momento, i risultati ancora parziali indicano che i conservatori fedeli agli ideali della rivoluzione islamica hanno ottenuto 163 seggi contro i 40 vinti dai riformisti, su un totale di 290 seggi. Lo ha riferito oggi l'emittente televisiva di Stato Press Tv, che ha citato i dati presi dal ministero degli Interni.

"Più del 70% dei seggi in parlamento sono dei conservatori", ha detto a Reuters Shahabeddin Sadr, candidato conservatore probabilmente destinato a vincere un seggio nella capitale, dove lo spoglio non è ancora stato completato ma i pronostici vedono i fondamentalisti in netto vantaggio. "E' un grande onore che la gente ci accordi nuovamente la sua fiducia", ha aggiunto.

Il ministro degli Interni ha detto che il risultato definitivo della votazione potrebbe tardare fino a domani.

Anche un Parlamento dominato dai conservatori, però, potrebbe rivelarsi critico nei confronti di Ahmadinejad in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, a causa delle manovre economiche volute dal presidente e a cui viene data la colpa del rapido aumento dell'inflazione, ora arrivata al 19%.

Sia i riformisti che alcuni fra i conservatori più pragmatici, infatti, accusano le politiche di sussidi e prestiti -- attuate dal presidente e finanziate con i ricavati della vendita del petrolio -- di aver portato ad una crescita abnorme dell'inflazione.



© Reuters 2008. Tutti i diritti assegna a Reuters.
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sabato, 15 marzo 2008, ore 15:46

Iran: elezioni del Majlis, vittoria del fronte Osulgarayan PDF Stampa

Sample ImageTEHRAN - Con il conteggio dei voti già avviato, le autorità iraniane hanno reso noto che nelle legislative di ieri l'affluenza alle urne è stata del 65 per cento, con un grande balzo in avanti rispetto al 51 per cento del 2004. Risultati non ufficiali, citati da Press Tv, indicano che 115 seggi sono stati già assegnati, con 88 deputati del fronte Osulgarayan, i fedeli ai principi, in rappresentanza delle forze politiche vicine al governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad e 27 ai riformisti. Ieri la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, che è stato il primo iraniano a deporre la scheda nell'urna, ha fatto appello a tutti i cittadini perché compissero "questo grande dovere fin dal mattino". Il presidente Ahmadinejad, che ha votato appena tornato dal Senegal, dove aveva partecipato ad un vertice dell'Organizzazione della conferenza islamica (Oci), ha detto che "la massiccia partecipazione ha deluso i mezzi d'informazione stranieri" che cercavano di scoraggiare gli elettori dall'andare alle urne. Questi media, ha aggiunto il presidente, "non sono altro che i portavoce dei nemici dell'umanità". Il ministero dell'Interno ha deciso di ritardare la chiusura dei seggi di alcune ore "in considerazione - ha fatto sapere in una nota - delle notizie che giungono da tutto il Paese circa una vasta presenza di iraniani entusiasti per esprimere il loro voto". Il prolungamento delle operazioni di voto è comunque una pratica diventata normale nelle ultime consultazioni nella Repubblica islamica. I quasi 44 milioni di elettori erano chiamati a scegliere i 290 nuovi parlamentari tra 4.500 candidati.

Fonte Irib.

hafiz
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domenica, 09 marzo 2008, ore 17:15

hafiz
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